E se diventassimo noi le piante pioniere?

Incertezza, cambiamento, debolezze, possibili opportunità

Mi sento in dovere di pormi come primo partecipante alla Rubrica avendo, come co-titolare di IPSAI, condiviso questa bella iniziativa. E poi come estimatore di Renata Borgato, non avrei potuto sottrarmi a dare un modestissimo contributo.

Non nascondo un certo imbarazzo pensando che il lettore si troverà a confrontare il mio scritto, molto terra a terra, con quello così “naturale” e intriso di cultura di Renata, ma nella vita serve coraggio e questo non mi è quasi mai mancato.

Incertezza, cambiamento, debolezze, possibili opportunità.

Opportunità: le sappiamo individuare?

Quali strumenti usare?

Renata, da grande formatrice quale è, ci ricorda che la crescita del mondo e dell’uomo si basa sul trasferimento della conoscenza, quindi su una formazione di qualità, verso tutti i settori a cui essa si rivolge.

Verso tutte le persone, perché sempre più esse diventino piante pioniere, fortemente radicate nella consapevolezza delle proprie azioni, sia in ambito lavorativo che nella vita privata.

Cultura.

Cultura del lavoro, cultura della sicurezza, cultura della competenza, cultura del rispetto degli altri, cultura della gestione del progresso, cultura del futuro, cultura del tempo libero, cultura della felicità.

L’opportunità oggi ci è offerta dalla disponibilità di tempo, ci dice Renata. Abbiamo rallentato per ragioni esterne e non dipese dalla nostra volontà, usiamo allora la nostra mente per pensare e cercare un cambiamento vero e sostenibile. Non a una nuova rincorsa verso un infinito irraggiungibile, ma verso un presente prossimo migliore.

Ma dobbiamo anche porci delle domande: sapremo e vorremo cogliere questa opportunità e soprattutto abbiamo davvero tempo?

Sul “sapremo e vorremo” non vorrei lasciare la soluzione al proverbio popolare “se son rose fioriranno…” attribuita come frase all’ingegnere e matematico Michele Besso, collaboratore di Albert Einstein, sconfortato di fronte ai continui dubbi che il fisico esponeva. Se i dubbi li abbiamo anche noi, allora è finita.

Sul “tempo” e sulla sua reale disponibilità non vorrei che le cose andassero come recita lo stesso proverbio nella seconda parte poco nota: “…se son spine pungeranno”. Rischio reale se non metteremo in fretta a frutto le nostre risorse intellettuali.

Dunque?

La priorità oggi è che le braccia e le menti nelle aziende, nelle campagne e in mille altri luoghi siano pronte e capaci a far ripartire il lavoro e l’economia. Se questo nuovo impegno darà esiti positivi, come sono certo avverrà, sarà merito della FORMAZIONE, quella “vera”, fatta ieri e quella che ancor meglio si farà domani.

Vorrei, in conclusione, portare ad esempio il riconoscimento implicito dato alla competenza dei singoli attraverso quanto scritto da Jack Dorsey, co-fondatore e AD di Twitter, ai suoi circa quattromila dipendenti in smart working dal 12 marzo: “La decisione di quando riaprire gli uffici dipende da noi, quando rientrarci da voi”.  Cioè, se volete, potete pure lavorare da casa.

Questo sta a significare che da un problema è nata un’opportunità che ha dimostrato quanto non sia importante dove lavori, ma come lo fai.

Questa pandemia ci ha insegnato che per molti mestieri, se sei una persona formata adeguatamente e responsabile, l’ufficio, inteso come luogo fino ad oggi conosciuto non serve; a lavorare bastano un PC e una buona connessione. La produttività non ne risente e sicuramente migliora. Le riunioni poi si possono programmare periodicamente e sarà così anche piacevole rivedersi di persona.

A proposito di ciò, volgiamo anche lo sguardo agli effetti collaterali: quante persone non intaseranno più le strade al mattino o si comprimeranno come sardine all’interno di autobus, metropolitane o treni?

Pensiamo anche all’inquinamento e ai consumi di carburante, tant’è che qualcuno ha già commentato: “Il vero avversario del petrolio non è l’auto elettrica, è internet”.

In conclusione non riprenderò il monito di Baruch Spinoza citato da Renata, anche perché in questi tempi pensare agli olandesi, non tanto del passato quanto del presente, provo qualche solletico, citerò invece il poeta italiano Franco Fortini: “Tu che lamenti i tempi. Non ci sono altri tempi per te. La vita che non sai vivere giustamente non c’è”.

 

Silvano Panza

Silvano Panza: Presidente del CdA. Esperienza maturata come direttore generale di un’industria siderurgica di acciai speciali. Esperto di impianti, produzione  e marketing dell’industria metallurgica e siderurgica. Esperto di gestione dei processi aziendali. Formatore sulla pianificazione dell’organizzazione e sulla misurazione attraverso un calibrato controllo di gestione. Formatore delle risorse coinvolte nei processi aziendali agendo nell’area del parlabile e confrontabile.