Cellulari e salute

Una delle attività che ha occupato una buona fetta del nostro tempo durante il periodo di pandemia ha visto l'intensificazione del nostro uso di tecnologie digitali. La pandemia ci ha costretto a stringere una stretta relazione con il nostro telefono cellulare per lavorare, ma soprattutto per sviluppare attività e relazioni sociali che diversamente non avremmo potuto avere. Videochiamate, messaggi vocali, filmati, messaggi multimediali sono diventati il nostro interfaccia con il resto del mondo, sia che si trattasse di affetti vicini sia che si trattasse di lontane conoscenze professionali.

Al di là delle diverse attività che abbiamo potuto così svolgere, ci siamo chiesti: questi strumenti, cosi apparentemente passivi, come sono fatti? che impatto hanno su di noi? Cosa gli permette di funzionare così? Ci potrebbe essere nel loro uso qualcosa che ci farà del male?

Cellulari e sicurezza

I telefoni cellulari sono dispositivi a radiofrequenza di uso comune. Sotto il profilo della sicurezza, tutti i telefoni cellulari immessi nel mercato europeo devono soddisfare i requisiti e gli standard definiti dalla Direttiva 1999/5/CE, sulle apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità (recepita dal D.lgs. 9 maggio 2001, n.269), e dalla Raccomandazione 1999/519/CE, relativa alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.

Cellulari: come funziona una chiamata?

Quando effettuiamo una telefonata, l’antenna del nostro cellulare emette energia durante la ricerca della stazione e nel corso della conversazione solo quando siamo noi a parlare, mentre non viene emessa energia durante la fase di ascolto dell’interlocutore.

Studi scientifici hanno dimostrato che là dove la qualità della copertura delle stazioni è ottimale i telefoni sono in grado di operare alla potenza minima, o quasi. Al contrario una scarsa copertura di rete costringe il telefono a ricercare in continuazione la migliore connessione e ad utilizzare ripetutamente la sua potenza massima.

Cellulari e biofisica

Dal punto di vista biofisico, l’energia radiofrequenza emessa dal telefono cellulare durante le chiamate vocali viene assorbita dalla pelle e dai tessuti immediatamente circostanti all’area di contatto tra il dispositivo e la testa dell’utilizzatore. Questa energia interessa una zona relativamente piccola e non è praticamente più misurabile a distanza di circa 5 cm (sia in larghezza, sia in profondità) dall’antenna che ne costituisce il punto d’origine. (per maggiori approfondimenti si rimanda all’indagine di valutazione dell’esposizione condotta nell’ambito dello studio internazionale Interphone coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - IARC: https://www.iarc.fr/wp-content/uploads/2018/07/pr200_E.pdf)

Cellulari e salute

Sebbene i cellulari siano oggetti che rispondono a requisiti di sicurezza normati, ci dobbiamo chiedere se il nostro modo di utilizzarli possa aere effetti negativi sulla nostra salute.

L’OMS ha avviato, nel 1996, il Progetto Internazionale Campi Elettromagnetici. Ad oggi, non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino un effetto sanitario avverso causato dall'uso dei telefoni cellulari e in particolare la comparsa di tumori intracranici. Tuttavia, ulteriori ricerche sono in corso per colmare residue lacune nelle conoscenze soprattutto per valutare gli effetti per usi superiori a 15 anni dall’inizio e per esposizioni iniziate durate l’infanzia e l’adolescenza.

Quindi, dobbiamo stare tranquilli del tutto?

Nel caso dei telefoni cellulari, gli studi scientifici hanno dimostrato che, anche nei tessuti più esposti (come la pelle a diretto contatto con il telefono e l’orecchio), l’aumento di temperatura non supera 1 o 2 decimi di grado centigrado neppure nelle condizioni di massima potenza, e le variazioni di temperatura all’interno del cervello sono tanto piccole da risultare praticamente non rilevabili.

Spesso abbiamo letto su articoli divulgativi che vi è correlazione tra uso dei cellulari e tumori intracranici. Ma cosa dimostrano gli studi scientifici oggi?

Una meta-analisi degli studi epidemiologici pubblicati al 2017 condotta dall’Istituto Superiore di Sanità non rileva, nell’insieme, incrementi d’incidenza di tumori intracranici in relazione all’uso prolungato (≥10 anni). Tuttavia rimangono alcune incertezze riguardo a periodi di latenza superiori ai 15 anni, ai tipi più rari di tumore cerebrale e agli effetti dell’inizio dell’uso del cellulare durante l’infanzia.

Quindi, le evidenze scientifiche attualmente disponibili depongono contro l’ipotesi che l’uso dei cellulari comporti un incremento del rischio di tumori intracranici.

Nella presente situazione non del tutto conclusiva sui possibili rischi per la salute, il cittadino può decidere di adottare misure per la riduzione dell’esposizione, sua personale o dei propri familiari, ai campi elettromagnetici emessi dai telefoni cellulari.

Per questo motivo il Ministero della Salute ritiene opportuno elencare le seguenti misure e comportamenti:

  • effettuare telefonate preferibilmente in condizioni di buona ricezione del segnale e in zone ad alta copertura dalle reti di telefonia mobile
  • utilizzare sistemi a "mani libere" (auricolari e sistemi viva-voce)
  • ridurre le telefonate non necessarie
  • utilizzare messaggi di testo.

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D’altra parte, non sono ancora disponibili osservazioni a distanze superiori a 15-20 anni dall’inizio dell’uso e per esposizioni iniziate durate l’infanzia e l’adolescenza. Pertanto, in linea con quanto raccomandato dall’OMS nel Promemoria 193 di giugno 2011, è opportuno proseguire la sorveglianza epidemiologica dell’andamento dei tumori cerebrali nel tempo e gli studi di coorte prospettici attualmente in corso.

 

Romina Cassini

Romina Cassini: Addetta Servizio Prevenzione e Protezione, Alma Mater-Università di Bologna. Principale mansione: coordinamento sicurezza degli spazi univeristari presso il Policlinico S Orsola Malpighi.
Formatrice in ambito sicurezza per lavoratori ed equiparati rischio medio e rischio alto presso Alma mater-Università di Bologna.