Il rischio aggressione: valutazione dei rischi e formazione degli operatori

Il rischio aggressione negli ambienti di lavoro

Il tema dell’aggressività e della violenza sull’individuo richiama quasi ogni giorno l’attenzione e l’interesse dei media, purtroppo a causa del triste fenomeno del cosiddetto “femminicidio”.

Nelle ultime settimane a questi odiosi fatti del privato se ne sono aggiunti altri che, invece, riguardano il mondo del lavoro e, in particolare, la vita lavorativa degli operatori sanitari.

 

Se nel primo caso l’azione preventiva si può sperare possa determinarsi grazie alla crescita culturale della società e alla graduale rimozione dei limiti antropologici presenti indistintamente nelle varie classi sociali, nel secondo caso, pur valendo quanto detto prima, l’obbligo di prevenzione ricade esclusivamente sull’azienda e su chi ne è giuridicamente responsabile.

 

Che le aggressioni verso gli operatori sanitari fossero un problema diffuso e studiato da tempo, lo dimostra già nel 2007 il Ministero della Salute stilando la Raccomandazione n° 8. In essa infatti si prende atto di questi problemi definiti “eventi sentinella” tali da richiedere con urgenza opportune e mirate iniziative di prevenzione e protezione.

Il provvedimento ministeriale ha lo scopo di attivare l’analisi degli ambienti di lavoro e dei rischi ad essi collegati (DVR), nella consapevolezza che il fenomeno dell’aggressività, se non addirittura della violenza, determina sugli operatori shock, incredulità, senso di colpa con un aumento dei livelli di stress che deve di conseguenza essere valutato (Stress da lavoro correlato).

 

Va quindi detto che attraverso l’analisi di cui sopra si possono indicare puntualmente i vari rischi espositivi e individuare le azioni maggiormente idonee per prevederli, prevenirli e nel caso peggiore, porre l’operatore nella condizione di saperli gestire correttamente e in sicurezza.

Da ciò discende che gli interventi per eliminare o quanto meno attenuare questi rischi ricadono su un’adeguata formazione del personale che, parallelamente, deve essere accompagnata da misure di sicurezza di carattere impiantistico, organizzativo e ambientale. Tutto questo senza trascurare la creazione di una cultura del lavoro dove le persone sono trattate con rispetto, anche da colleghi e superiori.

 

Perché questo possa avvenire si evidenziano alcuni passaggi importanti utili al contenimento del fenomeno:

  • Prevenzione attraverso un’attenta valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro
  • Formazione del personale creando una maggiore competenza comunicativa
  • Informazione dell’utenza dell’esistenza (?) della politica aziendale di tolleranza zero alle aggressioni

Ciò deve produrre:

  1. Compilazione di un questionario da parte degli operatori che identifichi i vari aspetti del fenomeno
  2. Corsi di formazione per la gestione dell’utente aggressivo (tecniche di comunicazione efficaci).

A distanza di alcune settimane deve poi essere prodotta un’attenta, documentata e misurata valutazione dell’efficacia della formazione (possibile ripetizione del questionario iniziale).

 

Conclusioni

Abbiamo volutamente affrontato questo fenomeno, portato alla ribalta delle cronache, per rimarcare che la metodologia della misura dei rischi, dello stress e degli altri fattori incidenti sulla qualità della vita dei lavoratori della sanità non si differenzia da quella che tutti noi siamo quotidianamente usi ad applicare nel settore industriale manifatturiero.

Possiamo quindi affermare che le azioni da porre in atto per l’individuazione e la misura dei problemi poco si differenziano tra i settori pubblici e quelli privati.

Cambiano i temi, i processi della produzione, la tipologia delle risorse umane coinvolte ma, dopo la misura, la soluzione va sempre cercata nel mondo di una qualificata formazione che diventa la piattaforma universale per affrontare e risolvere qualunque difficoltà.

Resta quindi comune il fattore determinante per la risoluzione delle criticità che si traduce certamente nella conoscenza del fenomeno e nella sua meticolosa analisi, ma che trova soluzione nella costruzione di una formazione sempre più calibrata e condivisa da tutti i livelli dell’organizzazione.

Una formazione che soprattutto produca effetti virtuosi misurabili nel tempo attraverso il rilievo scientifico della variazione dei comportamenti.

 

 

 

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