renata-borgato-ipsai

Formazione alla sicurezza e dintorni – Intervento di Renata Borgato

renata-borgato-ipsai

 

Formazione alla sicurezza e dintorni - Renata Borgato

Chi si occupa professionalmente di sicurezza nei posti di lavoro si ritrova inevitabilmente a confrontarsi con il fattore umano. L’intero impianto della prevenzione e della protezione si fonda su due assi portanti: da un lato abbiamo le misure che, un po’ semplicisticamente, possiamo chiamare tecniche. Esse partono dalla valutazione del rischio nei luoghi di lavoro e dall’individuazione delle misure di prevenzione o di protezione. Si tratta di azioni indispensabili che costituiscono la base della sicurezza. Ma la loro piena efficacia si dispiega solo se vengono accompagnate da corretti comportamenti umani. Le statistiche segnalano che circa l’80% degli incidenti è dovuto a essi. Essere consapevoli che nella stragrande maggioranza degli incidenti la componente comportamentale o decisionale umana va a sommarsi agli aspetti oggettivi induce a lavorare proficuamente anche sugli aspetti cognitivi e relazionali.

 

Per fare ciò uno degli strumenti è stato identificato nella formazione.

 

Quando essa non si limita a trasmettere indicazioni specifiche, ma insegna a capirne il senso, a riflettere sui processi, a imparare per analogia e differenza permette alle persone di rapportarsi correttamente anche con situazioni non codificate, attingendo a una ricca strumentazione logica.

 

Se correttamente attuata, la formazione contribuisce alla crescita complessiva delle persone ed è abilitante. Favorisce l’acquisizione di strumenti critici, la responsabilizzazione, la mindfullness e sollecita la sensibilità alle novità nelle esperienze quotidiane. Inoltre può facilitare l’acquisizione della resilienza cioè di quell’abilità intrinseca di un’organizzazione, di un sistema, ma anche di una persona a mantenere o riguadagnare uno stato dinamicamente stabile che consenta di continuare le proprie attività dopo un grave evento o in presenza di uno stress continuativo.

 

Queste competenze sono particolarmente utili in caso ci si trovi di fronte a eventi per i quali manca un modello di riferimento: se le persone si imbattono in qualcosa di non previsto e di non prevedibile, la loro capacità di risposta dipende quasi integralmente dal possesso di strumenti aspecifici quali l’abitudine a cogliere i segnali deboli, a effettuare collegamenti e deduzioni consapevoli, a pensare autonomamente e flessibilmente.

 

Per dispiegare pienamente le proprie potenzialità, la formazione deve porsi obiettivi ambiziosi, non indirizzare a comportamenti reattivi, ma sviluppare il protagonismo delle persone. In questa logica, è necessario porre la persona nella sua interezza al centro dell’intervento e stimolarla non a uno (o più) specifici apprendimenti, ma a crescere e a imparare a imparare. In questo modo, gli individui migliorano il proprio lavoro sia sul versante della produttività che su quello delle modalità con cui esso viene svolto. Ma soprattutto migliorano la propria qualità di vita.

 

Letta in questo senso, l’obbligatorietà della formazione alla sicurezza non appare come un onere, ma come un’opportunità, tanto per le persone che per le imprese.

 

 

Riflessione che sintetizza i temi toccati da Renata Borgato
durante l'evento POP-UP THE BUSINESS